Un tumore ovarico del peso di circa 15 chilogrammi è stato rimosso con successo all’Ospedale Maggiore della Carità di Novara, in un intervento caratterizzato da una particolare complessità clinica: la paziente, una donna di 66 anni, è rimasta cosciente per tutta la durata dell’operazione.
La donna era arrivata in ospedale circa cinque settimane prima a causa di un marcato aumento del volume addominale. Gli accertamenti diagnostici avevano evidenziato una formazione ovarica solido-cistica di circa 40 centimetri, tanto estesa da occupare praticamente l’intera cavità addominale e comprimere gli organi interni e i grandi vasi, tra cui la vena cava inferiore.
La pressione esercitata dalla massa aveva provocato una grave complicanza: una tromboembolia polmonare. Per questo motivo non era possibile procedere immediatamente con l’intervento chirurgico.
La priorità è stata quindi trattare la complicanza trombotica e monitorare attentamente le condizioni della paziente, individuando il momento più sicuro per procedere con l’asportazione della massa.
Una volta risolta la fase più critica, rimaneva però un ulteriore problema: l’anestesia generale avrebbe potuto aumentare ulteriormente i rischi cardiovascolari, considerando la forte compressione già esercitata dal tumore sui grandi vasi addominali.
Per ridurre i rischi è stata quindi adottata una strategia anestesiologica alternativa. La paziente è stata sottoposta ad anestesia peridurale, che ha permesso di anestetizzare la parte inferiore del corpo mantenendola vigile e cosciente durante la procedura.
L’intervento è stato condotto inizialmente attraverso una piccola incisione. I chirurghi hanno individuato la componente liquida della formazione e l’hanno progressivamente svuotata utilizzando uno strumento specifico, progettato per impedire la dispersione del contenuto nella cavità addominale.
La riduzione del volume della massa ha consentito successivamente di ampliare l’incisione e procedere con la sua rimozione in condizioni di maggiore sicurezza.
La procedura è durata circa tre ore. Durante tutto l’intervento la donna è rimasta vigile e ha potuto interagire con l’équipe medica.
Il decorso postoperatorio non ha evidenziato complicanze e la paziente è stata dimessa dopo otto giorni.
Il caso rappresenta un esempio di come, di fronte a condizioni cliniche particolarmente complesse, la pianificazione anestesiologica e chirurgica possa essere adattata alle caratteristiche specifiche della paziente, con l’obiettivo di ridurre i rischi e rendere possibile un intervento altrimenti difficilmente praticabile.
Il caso richiama inoltre l’attenzione sul tumore ovarico, una patologia che può essere difficile da riconoscere nelle fasi iniziali.
In Italia vengono diagnosticati ogni anno oltre 5.400 nuovi casi. I sintomi iniziali possono infatti essere poco specifici e comprendere disturbi come gonfiore addominale persistente, senso di sazietà precoce, stitichezza o disturbi urinari. Proprio la loro aspecificità può portare a interpretarli inizialmente come problemi di natura gastrointestinale, contribuendo a ritardare l’approfondimento diagnostico.
Il riconoscimento tempestivo dei sintomi e la valutazione medica quando persistono o si presentano in modo nuovo rappresentano quindi elementi importanti per arrivare a una diagnosi il più precocemente possibile.